NeuroPsychoanalysis: work in progress










Le lettere di Maria Letizia, grazie Mary per la bella lettera che mi hai scritto, dopo aver letto quanto segue, Noi che conosciamo il Male Oscuro ci capiamo. Avanti!



Sono molto riconoscente al confronto che mi offre Mary, la nostra corrispondenza è fitta. Ma vorrei riportare qui 3 sue lettere particolarmente significative in cui mi riconosco moltissimo. Io ho scritto molte poesie sullo stesso tema, ma non credo che sarei riuscio a descrivere tali vissuti con la stessa capacità di linguaggio, di sintesi, di chiarezza,..., con cui invece Mary ha scritto queste lettere.


 

LETTERA DEL 2 FEBBRAIO 2001  (La data non e' sbagliata, si tratte del 2001)


La sento arrivare, la tempesta, da lontano come stormi di uccelli migratori.

E allora vorrei solo raggomitolarmi per cercare sicurezza, tapparmi le

orecchie per non sentire il rumore del tuono e gli occhi per non vedere i

lampi. Vorrei spegnere la mia mente per non razionalizzare e le emozioni per

non soffrire. Vorrei solo non esistere, perché l'esistenza, in queste

tempeste mentali, è troppo dolorosa. E non sai mai come ne esci.

A volte ho la tentazione di disfarmi di tutto, la psicanalisi, le medicine,

i libri, gli amici, le illusioni che nonostante tutto tornano a ricrescere,

come l'edera che si aggrappa sui muri.

Quando parti con troppe aspettative, prendi delle grandissime fregature, e

quando invece decidi di non aspettarti niente, sottovaluti gli eventi e

quando te ne rendi conto, è troppo tardi.

Quando mi capitano queste crisi e tendo a chiudermi in me stessa, la gente

cerca di incoraggiarmi, mi invita a rivalutare gli aspetti positivi della

vita e della mia persona. Questo poteva andarmi bene a diciannove anni,

quando pensavo che fosse solo un periodo della mia vita, o a ventritre anni,

quando uscendo dallo studio del mio terapeuta, per la prima, drammatica

seduta della mia vita, piangendo a dirotto e appoggiandomi al muro, mi

dicevo che non avrei mai più sofferto in quel modo. Invece è stato anche

peggio.

Ora il dolore è meno intenso, più devastante. E poi, dopo le crisi, sono

così spossata e stremata che non ho voglia nemmeno di pensarci. La gente

comincia ad avere delle strane reazioni, comprensibili, nei tuoi confronti,

quando ti coporti così. Ma forse, quando hai provato l'esperienza del

tentato suicidio, quando hai spento la tua mente a un lumicino, qualcosa lo

uccidi davvero. C'è solo una parte di te che si riprende. Qualcosa non

rinasce più.

Sono stanca Alberto, stufa e disgustata di tutto. Eppure sto ancora vivendo,

perché morire mi fa ancora più paura. Vorrei prendere una vacanza da me

stessa, ma non posso.

Ma in fondo, solo solo una piccola donna...solo una piccola creatura.

Ti abbraccio.

Mary.

 

LETTERA DEL 20 MARZO 2001


Come va?

Stai riflettendo?

Stasera sono inquieta.

C'è troppa calma.

Non sono sicura di credere in me stessa.

Sai, forse pubblicherò una nuova raccolta.

Ma parlarne mi provoca paura, insicurezza.

A volte ho l'impressione di allontanare gli altri come se fossero batteri.

Oppure di non contare niente.

Forse spenderò tutti i miei giorni nel tentativo di capire...

quello che non c'è ... la mia parte migliore.

Ti abbraccio.

Mary.

 

 

 

LETTERA DEL 22 MARZO 2001

Eh si, tante volte sono perfino stufa di giustificare i miei stati d'animo,

anche se questo finisce per portarmi all'isolamento.

Nei giorni in cui sento forte il male di vivere, anch'io non so più cosa

cercare, né dove, né perché.

E questi giorni sono sempre più frequenti, e questi giorni ti tolgono la

voglia di andare avanti, di trovare un senso.

E' difficile spiegare. E' doloroso capire.

Mi sento sul punto di non ritorno. A una situazione normale certo che no,

non è più possibile.

A una situazione diversa, ma quale? A un nulla assoluto, forse?

Ti saluto. Sono un po' svanita.

Ma ultimamente è la mia condizione migliore.

A presto.

Mary.

 

La lettera di Michela


LETTERA DEL 24 MARZO 2000 IN CUI MICHELA HA ANCORA 16 ANNI


Questa sera, Alberto, non c'è un solo motivo per cui valga la pena di vivere.Nel vuoto non ci sono cattivi pensieri. E' il silenzio che mi spaventa, questa pace sovrumana che mi avvolge. Com'è strana la mia condizione...mi lamento di essere viva...di un male di cui soffre l'intera umanità. Se la terra dovesse per un errore di rotta avvicinarsi al Sole; o se per conseguenze degli esperimenti scientifici o dell'inquinamento, l'atmosfera dovesse perdere il suo velo protettivo; prima perirebbero le mosche e gli insetti privati delle ali; poi brucerebbero le erbe e gli alberi; quindi gli uomini, anche se rintanati sui ghiacciai; infine gli oggetti. Resterebbero illese le costruzioni fatte in acciaio...io no, Alberto, sarei una delle prime a morire. Non so perchè ti scrivo questo. La vista umana dovrebbe essere dosata alla giusta maniera; i miei occhi hanno una percezione più acuta e vedono una congerie di esseri viventi e di oggetti materiali che destano ripugnanza, orrore, paura. Non vedo l'ora di morire...non ho mai desiderato tanto una cosa.

 

 

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Alberto, 4 aprile 2001

 

 

Lettera di Maria Letizia del 13 settembre 2001


 

Gli sms hanno il difetto di essere troppo corti.

Ho trovato il tuo messaggio dopo circa tre quarti d'ora. Mi stavo asciugando

i capelli e non avevo sentito la suoneria.

Come sto? Bella domanda, proprio nel momento giusto. In questi giorni,

malino, o benino, a seconda del livello di ottimismo.

Non sono i trent'anni festeggiati ieri sera, con un gruppetto di amici, col

solito desiderio nel soffio che ha spento la candela. Non è il lavoro che è

ripartito. E' la solita serie di cose. Dubbi esistenziali, incertezze su me

stessa, voglia di fare e di non fare, sprazzi di coraggio, paura, il solito

tormento sentimentale, ormai delle dimensioni di una ferita cicatrizzata

male. Insomma, per farla breve, la fase depressiva della ciclotimia.

Stasera ho pianto (non piangevo dai primi giorni in Perù, temendo

l'imminente crollo, non del muretto, ma il mio) e ciò ha contribuito ad

abbassare la tensione. Ora sono persino troppo apatica, quasi intontita da

un po' di vinello leggero avanzato da ieri sera (e non solo...giassai).

E' tornato il periodo in cui non so di che umore mi sveglierò la mattina e

arriverò alla sera. In cui faccio sogni angosciosi (come di morire),

stancanti, che mi lasciano prostrata sin dalla prima mattina. A volte,

invece, è la sera a regalarmi momenti di letargica malinconia e al mattino

sono così sveglia che zompello allegramente a fare colazione al bar, con la

brioche al cioccolato.

In questo periodo va così.

A te, cos'è dovuto quel "abbastanza bene"? Spero ai "soliti, banali"

problemi di lavoro, che almeno quelli, in un modo o nell'alto, si risolvono,

non come quelli esistenziali.

Scrivimi, mi mancano i tuoi messaggi.

A presto.

Mary.

____________________________ Alberto, 30 settembre 2001